Ovidio
43 a.C.–17 d.C. 1 voce
Biografia
Ovidio, il cui nome completo era Publio Ovidio Nasone, fu un poeta romano, l’ultimo dei grandi poeti dell’età di Augusto. Nacque nel 43 a.C. a Sulmona, sui monti a est di Roma, in un’antica famiglia di cavalieri, e il padre lo mandò a Roma a studiare retorica perché facesse carriera nel diritto e nelle cariche pubbliche. Ricoprì alcuni incarichi minori ma li lasciò per la poesia, e le sue argute poesie d’amore, gli Amores, le Heroides, lettere di eroine del mito agli uomini che le avevano abbandonate, e il suo finto manuale di seduzione, l’Ars amatoria, ne fecero il poeta più alla moda di Roma.
La sua opera più grande, le Metamorfosi, racconta in quindici libri circa duecentocinquanta miti di trasformazione, dalla creazione del mondo alla divinizzazione di Giulio Cesare. Nell’8 d.C. Augusto lo relegò improvvisamente a Tomi, sul mar Nero, nell’odierna Romania, per quelli che Ovidio chiamò un carme e un errore; il carme era l’Ars amatoria, e l’errore non è mai stato spiegato. In esilio scrisse i malinconici Tristia e le Epistulae ex Ponto, supplicando invano di poter tornare a casa, e morì a Tomi intorno al 17 d.C. Le Metamorfosi divennero uno dei libri più influenti della letteratura e dell’arte europea, una fonte per Dante, Chaucer, Shakespeare e innumerevoli pittori.
- Proverbi 1